II Mezza Maratona del Giudicato di Oristano

Eccomi qua, dopo quasi un anno di assenza.
Negli ultimi mesi, per vari motivi, la mia preparazione aveva preso una piega decisamente negativa, tanto che ad un certo punto ero arrivato a pensare di smettere e dedicarmi ad altro. Forse avevo esagerato con degli allenamenti non adatti a me, forse la mancanza di obiettivi (intesi come gare da preparare), forse alcune grane nella vita privata… insomma, avevo corso, ma senza fare granché.

L’unico “episodio” degno di nota è stata la partecipazione alla Il Lago di Corsa a Villacidro a giugno 2014, per due motivi: intanto perché, per la prima volta, ho avuto l’appoggio di un amico più “dotato” (podisticamente parlando) di me, che mi ha seguito per tutta la corsa aiutandomi e incoraggiandomi.

E poi perché, proprio durante la corsa, il nostro duo è stato notato da un’altra podista (che, a nostra volta, avevamo notato), con la quale, pochi mesi dopo, è nata una profonda amicizia, basata inizialmente sulla corsa, che è una delle due cose che mi faranno ricordare con piacere il 2014. 🙂

Ad ogni modo… Oristano, mezza maratona.

Ad inizio 2015 avevo impostato la preparazione per la mezza di Chia, maggio 2015, ma dopo i risultati dei primi lunghi, mi sono detto… proviamoci. Sapevo di questa gara a marzo, che sarebbe stato un ottimo test in vista proprio di Chia, e mi ci sono iscritto appena possibile.

Le settimane sono passate… lunghi, ripetute, fartlek, progressivi, ecc ecc… tanti km, tanto freddo, pioggia, vento, ma la preparazione è andata avanti senza scosse, e ho trovato anche il modo di “aiutare” (nel mio piccolo) l’amica conosciuta a Villacidro alcuni mesi prima, la quale, a sua volta, ha svolto un ruolo importante nella preparazione di questa mezza, stimolandomi, ogni tanto, a dare quel “quid” extra nei miei allenamenti.

Pochi giorni prima della gara, l’inaspettato… venerdì sera, dopo l’ultimo allenamento (40 minuti semplici) mi accorgo di avere mal di gola… l’indomani, la sensazione diventa certezza. Sono un po’ incazzato, un po’ deluso… dopo tante settimane, proprio adesso.

Mi imbottisco di medicinali, non ho nessuna intenzione di saltare la gara, e infatti domenica, anche se in condizioni non ottimali, parto con alcuni amici della Cagliari Marathon Club alla volta di Oristano.

Arrivati, ritiro pacchi gara, preparazione, vestizione… il solito, insomma. La giornata si preannuncia non eccessivamente fredda, cielo sgombro, niente vento; anche se so che me ne pentirò, viste le mie condizioni, azzardo una tenuta leggera: maglietta termica, manicotti, canotta di società, panta.
Come al solito, riscaldamento quasi nullo, ma ormai ci siamo: si parte! 21km davanti a me.

L’idea sarebbe di partire a 6:30 per i primi 2-3km, e poi portarmi a 6:20-6:15 almeno fino al settimo km e poi… vedere. Parto tranquillo, vengo superato da un sacco di gente, guardo il Garmin… 6:20/km… ah?!
Mi dico “non è possibile, sto andando più piano di così”; faccio il primo km senza problemi, guardo di nuovo… idem.
Cerco di rallentare almeno a 6:30, ma niente… vabeh.

Mi sento da subito “scarico”… la malattia, le medicine, la notte insonne a causa della tosse si stanno già facendo sentire, e respiro un po’ male, ma tengo duro.

Arrivato al settimo km, come previsto, provo ad accelerare a 6:10 o meno. Le gambe vanno, il cuore è ok, sono a 160 battiti circa… va bene.

Usciti dall’abitato di Oristano, imbocchiamo il tratto sopraelevato che porta verso Torregrande… non una pendenza impossibile, ma le mie gambe non gradiscono.
Cerco di non pensarci, a tratti mi godo il panorama, a tratti, invece, chiudo gli occhi e semplicemente mi concentro sul respiro.

Al dodicesimo km mi accorgo che le gambe cominciano a dare qualche fastidio… troppo presto, mi dico. La paura è di avere problemi negli ultimi km, per un attimo penso di rallentare, ma poi mi rendo conto che, se ne ho, è meglio darci adesso, perché mano mano che i km aumenteranno, lo farà anche la stanchezza.

Intorno al km 16 cominciano i problemi, la stanchezza, aiutata dalla debolezza, comincia a darmi fastidio.

Ricordo le parole di Alex: tieni duro fino al km 17, poi lì conterà la testa perché dovrai soffrire. Infatti, ci siamo.
Ormai sono di rientro, imbocco di nuovo un tratto di sopraelevata, soffro, però tengo.
Mi rendo conto che la media sta peggiorando… fino al sedicesimo km ero riuscito a tenere la media di 6:10/km, puntando a chiudere in 2h10′, ma gli ultimi km li sto facendo troppo lenti.

Ormai sono dentro Oristano, la fatica è tanta, respiro male per via della gola infiammata, la testa ciondola, mi accorgo di essere tutto storto, mi raddrizzo e cerco di concentrarmi su passo e respirazione, un po’ mi aiuta.

Mancano meno di due km, vorrei fermarmi, camminare, ma mi impongo di tenere. All’ultimo km incrocio alcuni amici della Cagliari Marathon che ormai hanno già finito da un pezzo, mi vedono, mi incitano ad accelerare, manca poco ormai…
Raccolgo le ultime energie, accelero… i muscoli delle gambe urlano, le ginocchia dicono basta, ma vedo il traguardo. Faccio uno strappo finale, passo il traguardo e fermo il crono senza nemmeno guardarlo.
Mi accascio in ginocchio aggrappandomi alla prima transenna che trovo. Sento un fortissimo stimolo a vomitare, cerco di controllarmi e mi impongo di respirare normalmente.

Gli amici della squadra mi sono intorno, mi incitano, qualcosa dentro di me cede… la tensione, la fatica, le aspettative (non solo mie) su questa gara, non lo so, ma scoppio a piangere.
Non riesco a capire se è gioia o dolore… piango e basta.

Antonio, un amico, si avvicina e mi abbraccia, non riesco a smettere di singhiozzare.

Butto un occhio al Garmin: 2h15’01″… ho calato di 6 minuti in confronto alla mia prima mezza maratona.

Le emozioni sono fortissime, adesso so che le lacrime che sto piangendo sono liberatorie, le lascio scorrere, lascio che lavino via la fatica.

E’ finita, sono finito… ed è bellissimo. ^_^

Come sempre, ecco il percorso registrato dal mio Garmin: https://connect.garmin.com/activity/708685404

Alla prossima!

Chia Laguna 2014 – 10 km

Sono passati alcuni mesi dalla gara di Arbus; recentemente ho partecipato alla 12km Vivicittà, il 6 aprile, che però non mi è piaciuta particolarmente (come prestazione personale, intendo).

Da Un po’ di tempo ho deciso di investire un pochino dei miei risparmi (e del mio tempo) aggiungendo due allenamenti al campo CONI, seguito da un istruttore FIDAL, per cercare di migliorare le prestazioni e la tecnica di corsa.
Ho quindi calato gli allenamenti col gruppo di amici coi quali mi alleno solitamente a 3, per un totale di 5 allenamenti settimanali, contro i 4 precedenti. Il chilometraggio settimanale è calato, ma in pista il lavoro mi sta piacendo molto, e direi che i risultati stanno arrivando.

Parlando delle gare, il coach è stato chiaro fin da subito: visto che il mio peso ancora non vuole saperne di scendere (sono fermo intorno ai 90kg ormai da mesi), per ora preferisce che mi concentri su gare di massimo 10-12km fatte bene, lasciando perdere la mezza maratona.

Veniamo alla gara: abitando in zona Pula, la mattina della gara mi sono potuto alzare ad un orario più comodo di altri… ore 7:00 sveglia, leggera colazione, e via verso il luogo di gara.
Nell’ultimo tratto ho incontrato molto traffico, come prevedibile, ma poco dopo le 8:00 avevo già parcheggiato.
Ritirato il pacco gara, scambiato due chiacchiere con gli amici, e in men che non si dica sono già le 9:00, mancano 30 minuti alla partenza.
Il colpo d’occhio è fantastico, c’è una marea di gente, chi farà la mezza maratona, chi, come me e altri compagni di allenamento, la 10km competitiva, chi la 10 o la 5km non competitiva… il tutto in una atmosfera festosa.

Il meteo è incerto: nuvolo, con qualche goccia di pioggia, vento; sento un po’ fresco, quindi opto per partire con una maglia termica leggera a maniche lunghe con sopra la canotta della mia società, e sotto solo dei “pinocchietti”.

Sapendo che il mio stomaco soffre il fresco, opto per mettermi una felpa in cotone fino alla partenza.
Faccio 10/15 minuti di riscaldamento, un po’ di stretching, giusto per non partire a freddo. L’idea è quella di fare in ogni caso il primo e (forse) il secondo km a ritmo blando per andare “a regime”, e poi accelerare.

L’ora di partenza si avvicina, mi infilo in mezzo alla calca: so che chi farà la mezza maratona avrà la possibilità di partire da alcune “gabbie” a loro riservate davanti, mentre tutti gli altri partecipanti, indifferentemente, partiranno insieme dalle retrovie.
Cerco di avvicinarmi al gonfiabile della partenza quanto più possibile, trovo un gruppetto di amici con cui scambiare quattro chiacchiere e lì mi fermo.

Proprio prima della partenza viene fuori un po’ di sole, comincio ad avere caldo, mi levo subito la felpa lasciandola sulla ringhiera che delimita l’area di partenza… se non la ritroverò alla fine, ciccia.

Ormai il momento è arrivato, si parte, subito cerco di farmi spazio senza infastidire gli altri corridori, sentimento non condiviso dagli altri: è un tripudio di gomitate, spallate, gente che ti supera in ogni modo, sgambetti e via dicendo… ma niente confronto ad una gara di triathlon, mi dico. 😀

I primi 3km circa sono in direzione Domus de Maria, il percorso è abbastanza pianeggiante con un tratto di falso piano. Mi concentro sul passo, non faccio caso al GPS, al momento preferisco “ascoltare” le gambe.
Procede tutto bene, al secondo km butto un occhio al Garmin, sono intorno ai 6:00 a km… rimango perplesso perché pensavo di essere almeno intorno ai 6:30, velocità a cui avevo deciso di partire per poi avvicinarmi ai 6:00 solo dopo. Il cuore è ok, le gambe pure, decido di fare almeno un altro km così e poi si vedrà.

Arriviamo al giro di boa prima del quarto km, adesso il percorso è in leggera discesa, decido di accelerare leggermente, ma sento caldo: sono costretto ad improvvisare uno spogliarello, reso più “lento” dal fatto che preferisco svestirmi in corsa piuttosto che fermarmi a lato. Tolgo la maglia termica, rimetto solo la canotta col pettorale mentre sento commenti poco gentili… preferisco conservare il fiato piuttosto che rispondere a tono e decido di far finta di nulla.

Con la sola canotta va meglio, ma il sole si fa sentire, mi pento di non aver messo una protezione solare per i tatuaggi.
Arriviamo alla svolta all’altezza dell’abitato di Chia, i partecipanti alla mezza vanno dritti mentre noi deviamo a destra per un giretto dentro il paesino; rientriamo poi sulla 195 direzione Chia Laguna. Il passo è buono, sono intorno ai 5:45-5:50 (secondo il GPS) e mi sento bene, il che mi rende molto contento; sono tentato di spingere un po’ di più, ma so che l’ultimo chilometro presenterà uno strappo in salita impegnativo e ho paura di pagare in quel momento un eventuale passo troppo rapido.
Al momento sono già ad un passo che non credo sarei riuscito a tenere, quindi decido di non tentare la fortuna, forse sbagliando.

Arrivati poco prima del Chia Laguna il percorso devia a destra e comincia una leggera pendenza, ma niente di che ancora; il passo regge, manca ormai poco.
Siamo ormai al km 9, le cose cominciano a farsi serie: incontriamo un primo strappo in salita che affronto bene, cambio la frequenza accorciando il passo, il cardio sale ma il passo è ok. Sento il sole picchiare sulla faccia, nonostante abbia approfittato dei ristori ho sete. Finalmente la salita è finita, inizia un tratto pianeggiante, cerco di accelerare un po’, sento la musica provenire dall’area dell’arrivo, ma non vedo il traguardo.
Di fronte mi trovo un altro tratto di salita, questa volta peggiore del precedente, intanto il GPS ha segnato già da un pezzo il km 9, mi scoraggio leggermente, il fisico tiene ma la testa no, decido di rallentare e fare un breve tratto camminando, finalmente la salita finisce, inizia un tratto in leggera discesa e vedo la svolta verso il traguardo.
Riprendo il ritmo, svolto, il traguardo è a forse 200 metri, forse meno, la discesa suggerirebbe di andare a ritmo controllato, ma decido di dare tutto, passo il traguardo, fermo il crono: il Garmin segna 10,360 km in 1h01’24”, dandomi come media 5′:56″/km.
Il Real Time rilevato dal chip del pettorale segnerà 1h01’22”, ma ovviamente la media sarà diversa, 6′:08″/km.

Sono contento, direi che il lavoro fatto nelle settimane precedenti ha già portato dei frutti, non avevo mai fatto 10km così, soprattutto contando che all’arrivo non ho sentito stanchezza (male, significa che avrei potuto sforzare di più), mentre altre volte ho finito col cuore in gola o peggio.
Rimane l’amarezza di aver ceduto nell’ultimo tratto di salita, avrei potuto finire sotto i 60′, però tutto serve a fare esperienza; la prossima volta andrà meglio. 😀

Bellissima gara, il percorso vale sicuramente, tranne (forse) per quell’ultimo tratto di salite assassine; l’anno prossimo spero di poter tentare la mezza maratona.

Percorso di gara registrato dal mio Garmin 305

Una volta riconsegnato il chip e ritirato il pacco gara (davvero notevole), faccio razzia di integratori e acqua offerti dal Chia Laguna, incontro gli amici, sia della mia squadra che di altre Società, tutti contenti ma sfatti; guardo l’orologio, decido di piazzarmi sul traguardo per vedere alcuni amici finire la mezza.
Il resto della mattina e il pomeriggio trascorreranno in compagnia degli amici della Cagliari Marathon Club: foto di gruppo, poi tutti a Pula a mangiare.
Una splendida giornata, non c’è che dire. 🙂

Alla prossima!

 

 

V Memorial Sebastiano Martis – 26 gennaio 2014

Rieccomi con un nuovo racconto.
Purtroppo la gara mi ha lasciato un piccolo “ricordino”, un brutto mal di gola che, non curato correttamente, si è trasformato in laringite/raffreddore/influenza… insomma, KO per il resto della settimana.

Ma veniamo alla cronaca: dopo la Cagliari Respira a dicembre ho sofferto un calo… vuoi il periodo di recupero post-gara, vuoi per un problema gastrointestinale, gli allenamenti non sono andati come avrei voluto.
Sono riuscito a non fermarmi nemmeno sotto le feste, però sono stati allenamenti tanto per fare.
Così è stato anche per gennaio: la mancanza di un obiettivo a breve termine mi ha portato a “rilassarmi”.
Avevo letto di questa gara ad Arbus, ma sulle prime avevo deciso di non partecipare, vuoi per la distanza (in generale tendo ad interessarmi di più alle gare dal 10 km in su), vuoi per il percorso abbastanza impegnativo… vuoi per mancanza di stimoli, chi lo sa:

In ogni caso, la settimana della gara alcuni amici e compagni di allenamento mi convincono ad iscrivermi.
In questo periodo sto soffrendo più del solito il clima, gli ultimi due lunghi che solitamente faccio il sabato con la squadra li ho mandati all’aria per problemi fisici sempre legati al freddo…
Però gli amici sono chiari: corri per il piacere di farlo, e devi metterti alla prova anche sulle distanze corte, altrimenti non migliorerai mai. 😀

Quindi, non del tutto convinto, mi accordo con altri due compagni di squadra per viaggiare insieme; la mattina di domenica 26 l’appuntamento è per le 8:00.
Ho preparato (come al solito) uno zaino con diverse opzioni per la parte superiore del corpo, che è quella che soffre di più il freddo.

Il viaggio passa abbastanza veloce tra chiacchiere varie; uno dei miei compagni di avventura mi canzona un po’ quando dico “Comunque ho visto l’altimetria, il percorso non sembra così duro”… mi guarda con sorrisetto sornione e dice “Se ne sei convinto…”

Arriviamo ad Arbus, ritiriamo i pacchi gara, salutiamo vari amici e conoscenti, poi ci cambiamo per fare un po’ di riscaldamento.
Sono le 9:00 passate, la gara dovrebbe partire le 9:30, ma non avevo considerato le altre categorie, che partiranno per prime.
Fra una cosa e un’altra, la nostra partenza è per le 10:40 circa.
Stavolta penso di aver azzeccato il vestiario: maglia termica manica lunga, canottiera della Società con il pettorale, e sopra una maglia da ciclista in windstopper di un giallo improponibile, ma come diciamo noi sardi “fazza callenti e arria sa genti” (se tiene caldo, che la gente rida pure, per i non sardi).

L’idea è di partire così per poi, una volta scaldato, levare la maglia in windstopper.
Partiamo, il primo tratto è in “leggera” salita, mi sono scaldato leggermente durante l’attesa, ma come inizio non c’è male.

Dal grafico del percorso so che dopo questa breve salita ci sarà una bella discesa per circa 2km, poi salita per i successivi 3.
Cerco di tenere un passo tranquillo in questa fase, non ha senso darci dentro subito, e so che nelle discese devo stare attento a non farmi male alle articolazioni.
Vengo lasciato indietro praticamente da tutti, dopo il primo km dietro di me c’è solo l’ambulanza che fa da scopa… il passo è più veloce del solito grazie alla discesa ma i battiti sono ok, va bene così.

Arrivo al km 2 e, come previsto, finisce la discesa e comincia la salita… e capisco come Gigi, il mio amico sornione, avesse ragione: la vista è disarmante.
Provo a tenere un ritmo di corsetta, intorno ai 6:30/km, ma dopo alcuni minuti comincio a sentire i muscoli indurirsi; guardo il cardio: 182 battiti e mi scappa uno “Stica…” ad alta voce.

Mi tornano in mente le parole di Juanni, altro amico che aveva partecipato alla edizione 2013 sullo stesso tracciato: “io in quella salita avevo dovuto camminare”.

Decido che il passo che sto tenendo è troppo lento perché valga la pena tenere quella soglia cardiaca, e rallento a passo di camminata veloce.

Durante questi 3 km sarà tutto un alternarsi di camminata e corsetta nei tratti con pendenza meno accentuata.
Riuscirò in ogni caso a superare alcuni concorrenti, il che mi sta bene.

Arrivo al km 5, finalmente il percorso diventa più tranquillo, ma è sempre un alternarsi di tratti quasi piani, salite e discese.
Faccio del mio meglio, per fortuna fa meno freddo di quanto mi sarei aspettato (almeno, così mi era sembrato… poi invece, il vento mi ha castigato), il sole ha fatto capolino, tolgo la maglia pesante e mi sento meglio.

Al km 7,6 finisce l’ultimo tratto di salita, comincia la discesa un vista del traguardo; mi giro a guardare, non vedo nessuno dietro.
Decido almeno quest’ultima discesa di farla ad un passo più “brillante”, vado giù tranquillo, gli ultimi 100-150 dal traguardo sono di nuovo in leggera salita ma ormai ci sono.

Passo il traguardo e fermo il crono a 53′:39″ per un totale di 8,15 Km: in tutta sincerità, avevo sperato di fare qualcosa di meglio, ma con la mia preparazione approssimativa (soprattutto per quanto riguarda la corsa in salita) va bene così.

Saluto al volo gli amici Juanni e Luca, ritrovo i miei compagni di viaggio (che mi stavano aspettando impazienti, avendo finito circa 15′ prima di me…), giusto il tempo di cambiarmi e risaliamo in macchina per il viaggio di ritorno.

Come sempre, mi sono divertito, ho visto panorami nuovi e incontrato gli amici.
Un bel modo di passare la domenica. 😀

Ho trovato il percorso molto interessante e spero di poterci essere anche alla prossima edizione per cercare di fare una gara migliore. ^_^

Alla prossima!

Percorso registrato dal mio Forerunner 305

VI Cagliari Respira – 1 dicembre 2013

1 dicembre 2013, il giorno che ho aspettato per 8 lunghi mesi è arrivato.
Stranamente, nonostante fossi molto emozionato, la notte prima sono riuscito a dormire tranquillamente e bene.
Sveglia alle 7:00, colazione leggera, ultimi preparativi… come mi vesto, quali scarpe… le solite indecisioni.

Afferro lo zaino con il vestiario di ricambio e mi dirigo verso l’appuntamento con gli amici di allenamento.
Poco traffico, arrivo in zona del campo CONI da dove partirà la gara, i vigili non hanno ancora bloccato il traffico, ottimo. 🙂
Parcheggio e raggiungo il gruppo: siamo tutti elettrizzati, chi più chi meno, qualcuno non è al top per problemi di salute, ma siamo tutti pronti e carichi come molle.
In men che non si dica sono le 9:30, mancano circa 30 minuti alla partenza, mi rendo conto di non essermi ancora scaldato (strano… non mi capita mai…)
Torno alla macchina, lascio lo zaino, indosso la maglia della società e il pettorale, rientro nel palazzetto… il marasma totale!
Siamo circa 1500 fra iscritti alle due competitive (21 e 13 km) e alla 6 km non competitiva, e tutti stanno girando in pista per scaldarsi.
Mi faccio un giretto anche io, ma mi rendo conto che potrei non riuscire a trovare gli altri per partire in gruppo, quindi lascio stare e mi metto in cerca.
Eccoli! Ci ricaviamo una nicchia tutta nostra, ancora il tempo di due saluti e SI PARTE!
Passiamo sotto il gonfiabile della partenza, l’emozione mi assale, mentre mi guardo intorno devo trattenere una lacrimuccia.
Usciamo dal palazzetto dello sport, si crea un rallentamento a causa del cancello, poi finalmente la calca diminuisce. Cerco di restare con la mia amica Luisa, il programma è di partire tranquilli e fare i primi 10km insieme, e poi ognuno per se.
Cerco di tenere un passo buono, non troppo veloce, ma nemmeno troppo lento. So che devo scaldarmi e non fare l’errore di partire troppo “brillante” o la pagherò dopo la metà del percorso.
Purtroppo, come si dice, ogni piano non sopravvive al campo di battaglia… mi accorgo che sto andando ad un ritmo che dovrebbe essere quello di gara, troppo per i primi km, ma mi dico “Cavolo, è una gara, non un allenamento… dagliene!”
I primi km passano facilmente, ma davvero il ritmo non è il mio, lascio allontanarsi Luisa e rallento; nel mentre mi hanno affiancato altri due amici, Paola e Mauro, per cui ho comunque compagnia.
Intanto siamo alla parte di percorso che porta al Lungomare Poetto… c’è un timido sole che per un attimo mi fa pensare che forse ho esagerato con il vestiario, ma appena arrivato nel tratto esposto, il maestrale teso si fa sentire… freddo!
(il meteo dirà 7 gradi ma percepiti 3 per via del vento…)
Arriviamo all’intertempo dei 5,7 km che segnano l’entrata al Parco delle Saline di Molentargius, e mi ritrovo col vento dritto in faccia. Vai! ^_^
Dopo un breve tratto di sterrato sono di nuovo sull’asfalto, i km passano abbastanza agevolmente, in certi momenti sento caldo ma per il resto è tutto ok.
Passo un ristoro, prendo dell’acqua, ho appresso degli integratori ma il piano prevede di non assumere nulla prima del decimo chilometro.
La giornata è bellissima, il panorama mi permette di distrarmi un po’ dalla fatica e dal vento (niente Mp3 a tenermi compagnia, come detta il regolamento).
Mi sento bene, decido di accelerare e vedere come va; esco dalle Saline, sono quasi al primo giro di boa, ad ogni tappa saluto alcuni amici di allenamento che hanno rinunciato a correre per aiutare l’organizzazione, un po’ mi sento in colpa nel vedere tanti atleti più veloci di me stare fermi.
Sono di nuovo in Viale Poetto, ho passato da poco il decimo km e il piede destro comincia a farmi male, capisco di avere una bolla e mi insulto fra me e me per aver sbagliato, evidentemente, la scelta delle calze.
Però sono già a metà… non esiste che mi fermi. Cerco di variare leggermente l’appoggio sperando di minimizzare i danni e tiro dritto.

Sono fra il 12esimo e il 13esimo km e mi accorgo che la stanchezza comincia a farsi sentire… troppo presto! Penso al prossimo giro dentro le saline col vento freddo e contrario, per un attimo mi sento scarico e dentro di me si affaccia l’idea del ritiro.
Mi sfilano davanti agli occhi tutte le cose fatte e dette, gli allenamenti, le promesse, le aspettative… ricordo il tatuaggio che ho sulla spalla sinistra, il significato profondo che ha per me, penso “Nessun ritiro, nessuna resa” e mi faccio forza.
Vengo raggiunto di nuovo da Mauro e Paola, e da Stefano, un altro amico iscritto alla 6km che poi ha deciso di tentare i 13.
Arriviamo al secondo giro delle saline, questa volta il vento lo sento più della prima, arrivo al ristoro, prendo da bere per togliermi dalla bocca il sapore dell’integratore preso pochi minuti prima, sono al 15esimo km, comincio a sentire i crampi, il cuore è ok ma i muscoli no. Decido di inserire un minuto di camminata ogni 2 km, vediamo come va.
Stefano e Paola hanno allungato, Mauro è un po’ dietro di me, ogni tanto mi giro per vedere come va.
Intanto il piede fa male, mi ero già fermato una volta per cambiare allacciatura sperando di averne sollievo, ma l’avevo stretta troppo. Mi fermo di nuovo, allargo i lacci, riparto, il piede si lamenta, le gambe anche… come dicono alcuni miei amici “Zitto e Corri!
Mi affianco a Pierpaolo, un compagno di allenamento; l’avevo già intravisto davanti a me, dentro le saline, anche lui è in crisi ma non molla. Ci facciamo coraggio a vicenda, arriviamo al secondo giro di boa dove dovrei girare a destra per dirigermi verso Ponte Vittorio e Viale Diaz per gli ultimi 4 km… vedo Gianluca che mi fa cenno di girare a sinistra… “no” mi dico “sono al secondo giro, devo andare a destra”… mi rendo conto di essere così bollito da pensare di essere alla svolta successiva, evidentemente il mio corpo non vede l’ora che sia finita. 😀
Arriviamo alla svolta di via Tramontana a Ponte Vittorio, per un attimo mi chiedo se non sia il caso di restare con Pierpaolo e arrivare sul traguardo insieme, per farci compagnia… ma decido di dare il tutto per tutto e vedere fin dove posso ancora spingere. Un ultimo incoraggiamento al mio amico, e via! su per il ponte, smadonno ma non mollo, così si dice?

Sono quasi al 19esimo km, ne mancano solo 2 e poco più. Provo ad aumentare il ritmo, ma niente… facciamo all’ultimo km, dico.
L’ultimo tratto prevede di scendere per Viale Diaz dopo un’altra breve  salita, passare davanti alla Fiera Campionaria, fare un altro pezzo e poi tornare indietro.
Arrivo all’ultimo giro di boa, sono al 20esimo, Viale Diaz al rientro è di nuovo in pendenza… leggera, ma ormai sono alla frutta.
Scendo per via Rockfeller, la discesa mi aiuta, riesco a prendere un ritmo più allegro, ormai sto arrivando all’entrata della pista del CONI, vedo il cancello “stringi i denti, ci siamo”: gli ultimi 300 metri sulla pista di atletica, il traguardo mi sembra lontano, lontano… tiro fuori le ultime energie, accelero, non guardo nemmeno il GPS, passo il traguardo, è fatta!
Fermo il Garmin, mi dice 21,280km in 2h:20′:33″, il tempo ufficiale dirà 2h21′:09″… sono sfatto, incrocio vari amici, ad alcuni faccio vedere lo schermo perché non ho fiato per parlare… è stato bellissimo. ^_^
Alla prossima gara!

Tracciato del mio Garmin Forerunner 305

Questo sono io ^_^

Questo sono io

Eccomi qua: la foto non è recentissima, risale ad agosto 2013, ma non sono cambiato di molto da allora.
Come dice il titolo “Troppo grasso per correre”, sono decisamente io, almeno stando a quello che mi hanno detto in molti, vedendomi.
Non sono Forrest, non corro come il vento, ma corro, e dentro di me, so di essere un atleta, un “runner” come si usa dire adesso.
Com’è come non è, dopo alcuni mesi di camminate, poi diventate corsette, spronato da un amico, ho deciso di unirmi ad una società di atletica e prepararmi per una mezza maratona.
Sono stati mesi faticosi e bellissimi, che mi hanno portato a correre, appunto, la mia prima mezza alcuni giorni fa, il primo dicembre, a Cagliari.
Da lì, ho deciso di aprire questo blog per riportare le mie sensazioni, e poterle rileggere magari fra alcuni anni e dirmi “Guarda da dove sono partito”.
Magari i miei post potrebbero risultare interessanti per altri che, come me, pensano di essere troppo fuori forma per allenarsi.
Chi lo sa. ^_^
Buona lettura!

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